Saluto natalizio del presidente

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“Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.” (Mt 1, 20)

Ormai lo possiamo dire con sincerità: l’annuncio del Natale è una tradizione, una consuetudine consoli- data, un augurio a cui si risponde in maniera auto- matica “anche a te e a tutta la tua famiglia” come quando si risponde “bene” quando uno ci chiede come stiamo.
Perso in mezzo a mille altri messaggi, a esigenze di vendita e di svago che hanno colonizzato il periodo natalizio, il messaggio evangelico viene accolto con freddezza e superficialità, come qualcosa che suona scontato e privo di novità di rilievo.
Ma se proviamo a metterci per un attimo nei panni di Giuseppe ci accorgiamo di quanto invece sia di- rompente il racconto evangelico. Ci mettiamo nei panni di un uomo che è chiamato a credere che il figlio che la propria promessa sposa aspetta sia un dono di Dio, frutto dello Spirito Santo… cosa farem- mo noi al posto suo? Basta pensare a come pos- siamo reagire quando pensiamo a un progetto da realizzare e altri “ci mettono le mani”, quando ab- biamo svolto un servizio in parrocchia e nel nostro Oratorio per lungo tempo e ora ci viene chiesto di lasciare spazio a altre persone e altre idee, quan- do le vicende della vita decidono per noi le cose da fare e le priorità da avere. Non ci sentiamo smarriti,traditi, non valorizzati? Non ci capita di pensare che tutto quello che ci viene chiesto, in casi come que- sti, sia in fondo un’ingiustizia nei nostri confronti? Una mancanza di riconoscenza?
Il Natale ci colpisce a fondo, infatti. Ci chiede cioè di fare “spazio a Dio” e a un suo progetto che supera di slancio i nostri sogni e prospettive, ci chiede fidu- cia e adesione a una realtà che ha il sopravvento e ci spinge continuamente ad affrontare la fatica del cambiamento.
Per chi vive l’esperienza del servizio e della respon- sabilità in Oratorio questa è un’esperienza che è all’ordine del giorno. Il cambiamento, la collabora- zione con gruppi, famiglie, associazioni con cui fare i conti ogni giorno, i ragazzi che ogni volta ci provoca- no e ci interrogano, gli anziani con le loro aspettati- ve e relativi limiti.. come Giuseppe ci sentiamo chia- mati a fidarci di un Dio che ci chiede di uscire da noi stessi per abbracciare un progetto più grande, una prospettiva nuova. Ci chiama a morire a noi stes- si per fare nostro il suo piano di salvezza. Visto in questo modo il Natale appare certamente diverso, non una festa tra le altre ma un modo per ricordarci che non siamo noi al centro, ma noi ci mettiamo a servizio di un progetto più grande. E come Giuseppe impariamo ogni giorno a fidarci sempre più di Dio, con fatica ma pure con tanta fiducia.
Buon cammino e auguri per un Natale davvero “di- rompente” per ciascuno di noi.
Don Matteo Zorzanello

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